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I criteri di ripartizione

Uno dei problemi che bisogna affrontare nella fase di impianto di un sistema di Controllo di Gestione è la individuazione i criteri di ripartizione più idonei per allocare i costi che non è possibile attribuire in modo diretto agli oggetti di analisi; questa è sicuramente […]

Uno dei problemi che bisogna affrontare nella fase di impianto di un sistema di Controllo di Gestione è la individuazione i criteri di ripartizione più idonei per allocare i costi che non è possibile attribuire in modo diretto agli oggetti di analisi; questa è sicuramente una fase delicata.

Bisogna, come prima cosa, individuare e confermare la necessità di usare un criterio di ripartizione; secondariamente definire, alcune volte in modo sperimentale, quella più appropriata, tra quelle possibili.

L’utilizzo di un criterio errato può comportare la definizione di costi anche profondamente diversi e quindi portare a scelte pericolose.

L’analisi delle varie componenti di costo e di spesa evidenzia la possibilità di attribuirli direttamente a un centro di costo o a un centro di profitto: tra queste, troviamo le materie prime,  i prodotti grezzi da lavorare o i prodotti commerciali, che saranno assegnati ad un prodotto, se l’azienda lavora per commessa, o a un magazzino, se l’azienda lavora in serie e che verranno scaricati e attribuiti attraverso i valori inseriti in distinta base.

Altre voci, tipo il personale, se direttamente impiegato nel processo di lavorazione, confluirà in un Centro delle Risorse Condivise e di qui verrà assegnato alle commesse o al processo produttivo attraverso i valori di tempo riportati sui cicli di lavorazione, mentre se è personale di struttura sarà allocato direttamente nelle funzioni in cui esercita la propria attività e quindi negli specifici centri.

Per altre voci, tipo l’energia elettrica o il gas, diventa impossibile fare una imputazione diretta a un Centro collegato, ma deve finire in un Centro Ausiliario che a sua volta dovrà essere ribaltato.

In conclusione, per questi centri ausiliari c’è la necessità di trovare dei Criteri di Ribaltamento che consentano  di trasferire questi costi sui centri produttivi o sui centri di profitto.

Il caso illustrato si riferisce ad un’azienda metalmeccanica che produce in serie, su ordini di vari Clienti, prodotti su disegno proprio e prodotti su disegno del Cliente.

Le chiavi di ripartizione individuate sono relative a grandezze fisiche e a valori economici, quindi a valori chiaramente e univocamente definiti.

L’analisi delle macchine di lavorazione, degli impianti industriali e degli impianti  generali permette di definire una chiave fisica per la componente energia, che sono i Kw assorbiti.

Per quanto riguarda invece la voce gas, individuati i mc assorbiti dal processo produttivo per i forni di riscaldo, si possono distribuire i residui consumi in base ai mq occupati, avendo l’accortezza di usare un coefficiente correttivo che distingua i locali dedicati alla produzione da quelli occupati dagli uffici, in quanto i livelli di riscaldamento sono diversi.

Per quanto riguarda invece i costi di manutenzione dei macchinari di produzione, sia derivanti da contratti di manutenzione sia dovuti a interventi di manutenzione ordinaria/straordinaria o di manutenzione preventiva,  alcuni sono direttamente attribuibili alle singole macchine o a famiglie di macchine, per altri il criterio di ripartizione individuato sono le ore di produzione macchina, ottenuta come prodotto dei pezzi prodotti x i tempi macchina di lavorazione inseriti nel ciclo di lavorazione. Anche in questo caso, così come per il gas e per l’utensileria, sono stati definiti dei coefficienti correttivi in base alla tipologia delle macchine.

Il costo dell’affitto (in altri casi dell’ammortamento dello stabile, se di proprietà) con i relativi costi di manutenzione, è ripartito in base ai mq occupati (in questo caso non solo le aree dedicate alla produzione, ma anche le aree destinate ai magazzini e agli uffici).

Il costo dell’utensileria che, in questa azienda, assume un valore molto significativo, essendo la maggior parte dei pezzi lavorati o in acciaio o in ghisa ed essendo il processo di lavorazione complesso (dalla sgrossatura alla finitura), non può essere integralmente assegnato alle singole linee di prodotto, perché non esiste ancora la capacità di individuare per tutti gli utensili, il valore da attribuire ad ogni singolo pezzo.

Si è quindi usato come criterio di allocazione del costo il numero delle ore macchina lavorate a ciclo: in questo caso, quindi, il costo non viene assegnato direttamente ad una linea di prodotto, ma viene caricato sul costo dell’ora prodotta da ogni singolo centro produttivo.

Queste logiche hanno permesso di far affluire sulle diverse linee di prodotto componenti di costo che diversamente non si sarebbero potute associare agli oggetti analisi ottenendo indicazioni di costi di produzione incompleti e fuorvianti.

 

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A cura di Guido Mosca – Euteco, Consulente Affiliato Simpresa